Il design del futuro secondo Gabriele Ricci ai Digital Design Days 2026
- Gabriele Ricci

- 27 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Poco prima dei Digital Design Days,
ho avuto la grande opportunità di condividere la mia visione sul futuro del design per Collater.al Magazine & Studio; una rivista online focalizzata sulla cultura creativa contemporanea, che esplora le tendenze globali nel design, nell’arte, nella fotografia, nella street culture e nella pubblicità.
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I Digital Design Days 2026 tornano a Milano e tra gli speaker dell’edizione 2026 c’è anche il Creative & Motion Director Gabriele Ricci. Il suo intervento sarà focalizzato sulla direzione creativa e sulle trasformazioni in atto nel ruolo del designer. Al centro, una riflessione che attraversa estetica, storytelling e processi progettuali, con uno sguardo attento a come le immagini oggi nascono sempre più dall’intersezione tra discipline diverse.
Per Gabriele Ricci, tutto parte da un presupposto preciso: «Oggi, più che mai, servono un’intenzione chiara e una visione definita». È questo che permette a un’immagine di superare la dimensione puramente estetica e diventare uno strumento capace di trasmettere un messaggio in modo autentico ed efficace. Una costruzione che passa anche da basi solide — design, composizione e regia visiva — elementi che rendono un’immagine non solo “bella”, ma significativa.
Il rapporto con la tecnologia si inserisce in questa visione come estensione, non come sostituzione. «Gli strumenti sono, per definizione, neutri», spiega, sottolineando come sia l’interpretazione a determinarne il valore. La tecnologia amplifica la visione solo quando esiste già una direzione chiara, mentre intenzione, cultura ed esperienza restano profondamente umane. Ed è proprio nello spazio più imprevedibile — quello che sfugge al controllo e all’ottimizzazione — che si genera quell’autenticità capace di produrre risultati sorprendenti.
Un equilibrio che si riflette anche nel rapporto tra strategia ed espressione personale. Per Ricci, è qui che si definisce davvero il ruolo del designer: non un artista svincolato, ma una figura capace di lavorare dentro vincoli progettuali, spingendo al limite la componente artistica senza perdere coerenza. L’obiettivo è costruire narrazioni forti, in grado di amplificare l’identità di un brand mantenendo una voce riconoscibile.
A tenere tutto in movimento, dopo oltre quindici anni nel motion design, resta la curiosità: una spinta continua verso nuovi territori, dove elementi culturali, tecnici e visivi si intrecciano e ridefiniscono costantemente il processo creativo.



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